E se tornassimo ad organizzare i treni speciali?

09/02/2018 alle 10:46.
polizia-verona

È fatale che quando si raggiunge una certa età la presenza in trasferta sia meno frequente, ma mia figlia mi ha fatto una testa così che voleva andare a Verona e quindi ho ceduto, portando anche mio figlio di nove anni e mio nipote. E quindi siamo partiti tutti insieme con il treno che ci portava direttamente in mattinata alla stazione di Verona, peraltro vicinissima allo stadio. Che le cose siano cambiate, rispetto al passato, è dimostrato proprio da questa circostanza. Verona con l'Hellas è sempre stata una partita molto sentita più dal punto di vista delle tifoserie che non della rivalità sportiva. Il perché è presto spiegato: la tifoseria veronese – nel controverso mondo del tifo ultras – ha una reputazione che fa sì che vengano ritenuti più che degni di considerazione, come anche per la tifoseria dell'Atalanta.

[...] La frase più divertente è stata quella rivolta a un paio di fanciulle capitate proprio su quel vagone: «Venite con noi a Verona? Andiamo ANCHE alla partita». Frase geniale e di un humour sottilissimo, perché in realtà tutti quelli che stavano lì si erano alzati alle sei SOLO per andare alla partita. Detto ciò, la suora che ha resistito fino all'ultimo per poi abbandonare il suo posto dopo la lettura del Vangelo secondo Falcao e un "Forza Roma" sulle note di Alleluja, probabilmente avrebbe preferito un viaggio più tranquillo per leggere i librettini di chiesa che si era portata. [...]

Il trasporto con gli autobus è stato regolare, ma poi il ha dato disposizione di creare un imbuto strettissimo con due cellulari e altre vetture per far sì che solo una persona alla volta potesse passare e ciò per impedire che qualcuno senza biglietto potesse accedere in Stazione. Ora, io non dico che non sia corretto lo scopo prefissato, dico che – come al solito – è sbagliato il modo con cui si cerca di ottenere quel risultato. La creazione di un imbuto del genere ha fatto salire la tensione, perché la stragrande maggioranza dei tifosi romanisti avevano pagato – e salato – il biglietto di quel treno ed avevano il sacrosanto diritto di essere trattati come tutti gli altri viaggiatori e non essere stipati come sardine in condizioni vergognose. [...]

(Il Romanista - L. Contucci)