Panucci: «Roma, se corri il Cska lo batti. Capello ingrato»

25/11/2014 alle 03:25.
christian-panucci

GASPORT (M. CECCHINI) - In tempi di esterni difensivi malinconici (Cole e Holebas), spariti (Emanuelson), infortunati () e in qualche modo imbronciati (), uno come lui - che sapeva correre su entrambe le fasce e all’occorrenza giocare anche da centrale - avrebbe fatto davvero comodo alla Roma. Ma Christian Panucci a 41 anni è solo un ricordo (bello) per tanti club, ma soprattutto per la Roma, la squadra in cui ha giocato più a lungo e che (forse) ha amato di più. Al netto degli impegni tv, l’ultima avventura l’ha vissuta da assistente tecnico di Fabio Capello nella Nazionale russa, da cui è stato sedotto e abbandonato poche settimane fa, dopo biennio culminato nella qualificazione al Mondiale.

Panucci, la crisi economica della Federcalcio russa ha travolto anche lei.
«Che dirle? Tornati dal Brasile mi avevano promesso il rinnovo tante volte e poi non sono mai passati dalle parole ai fatti. Ho lavorato addirittura senza contratto, ma alla fine ho detto basta. E pensare che per loro avevo rifiutato una panchina...».

Eppure il c.t. è il suo amico Capello: non ha potuto aiutarla?
«Senta, io lo ringrazio per l’opportunità che mi ha dato, ma si è comportato in modo vergognoso con me e con tutto lo staff italiano. Glielo dirò in faccia la prima volta che lo vedrò. Un grande allenatore dovrebbe difendere i suoi uomini (nella stessa situazione c’è anche il Massimo Neri, ndr) e lui non lo ha fatto».

Se la Russia l’ha perduta, visto il 5-1 dell’andata magari avrebbero bisogno dei suoi consigli anche i difensori del Cska.
«In effetti all’Olimpico non fecero bene, ma stavolta sarà un’altra partita. Ignashevich e Berezutski, i due centrali, non sono velocissimi, però giocano insieme da tanti anni e hanno un’esperienza enorme».

Come al Mondiale, però, il Akinfeev all’andata non ci è parso impeccabile.
«Non è stato perfetto, ma sbagliate a sottovalutarlo: è un giocatore affidabilissimo».

Secondo lei il Cska crede davvero alla qualificazione?
«Le dico solo questo: qualche settimane fa in Nazionale parlavo con alcuni dei loro giocatori che mi dicevano: “Passiamo con 8 punti”, calcolando già un successo con la Roma e un pari a Monaco. Ma non si illudano. I tedeschi li conosco: anche se già qualificati, giocheranno per vincere come sempre».

Allora ci dia altre buone notizie per i giallorossi.
«Giocare senza pubblico per il Cska sarà un handicap, il tifo li aiuta parecchio. E poi hanno un tallone d’Achille: sono abbastanza deboli nel difendere sulle palle inattive, senza contare che in campionato - reduci da tre sconfitte di fila - non sembra che stiano attraversando un ottimo momento».

Perciò, tenendo conto dell’andata e del rientro di e Gervinho, si può dire che per la Roma è quasi fatta?
«Per niente. I giallorossi sono favoriti, però innanzitutto i calciatori del Cska sono più abituati al freddo, e questo conta. Eremenko e Musa, poi, sono giocatori che possono mettere in difficoltà chiunque. E non dimentichiamo che davanti c’è Doumbia. Tecnicamente non è un fenomeno, ma ha tantissima forza nelle gambe».

Come si batte il Cska?
«Per prima cosa usando la velocità, perché in Russia generalmente si gioca a ritmi bassi. E poi usando l’esperienza».

Quella che avrebbero dovuto dare quest’anno e Cole.
«Non sapendo le cose dall’interno, dico solo che forse possono dare di più».

Con l’emergenza difensiva che c’è, farebbe bene a cambiare modulo come a Monaco, passando dal tridente a un più coperto 4-4-2?
«Le scelte toccano a lui, ma io non snaturerei la squadra. Così si trasmetterebbe al gruppo un segnale di debolezza».

Per fortuna che continua spesso a fare la differenza.
«Finché si diverte fa bene a continuare, e visti i risultati...».

Ha detto che un giorno vorrà allenare: è sorpreso? «Francesco è fenomenale: dall’attore all’allenatore, può fare tutto».

E lei invece che farà da grande? «Aspetto una panchina».

Magari un giorno della Roma? «Io sono disponibile».

Avviso ai lettori: il tono e la grinta della risposta sono le stesse che metteva in campo quando giocava. Uno come Panucci meglio prenderlo sempre sul serio.