Il D-Day del progetto americano. I tecnici decidono lo sbarco a Roma

La penna degli Altri
giovedì, 31 luglio 2014 alle 10:40
stadio roma12
IL TEMPO (F. MAGLIARO) - Oggi è il D-Day dello Stadio. In mattinata, negli uffici dell’Urbanistica all’Eur, si riunisce la Conferenza di servizi che dovrà esaminare il progetto dello Stadio della As Roma a Tor di Valle presentato dalla Eurnova di Parnasi. Oggi sapremo, quindi, non tanto se il progetto verrà accolto o respinto - difficile ipotizzare che i funzionari capitolini boccino completamente l’opera - ma quali prescrizioni verranno impartite ai proponenti per ottenere l’assenso del Comune al progetto definitivo. A ieri sera ancora non c’era assolutamente nulla di deciso e definito: tutto in alto mare.
Diverse - e spesso contraddittorie - le uscite dei politici. Limitandoci solo agli assessori, in diverse circostanze perplessità sono state espresse dai titolari dell’Urbanistica, Giovanni Caudo, dei Trasporti, Guido Improta, dei Lavori pubblici, Paolo Masini, del Commercio, Marta Leonori, e dello Sport, Luca Pancalli. In sintesi, i cinque assessori hanno manifestato riserve sull’impatto generale che lo stadio, e tutte le opere a esso collegate, potrà avere sulla città. Troppe cubature richieste per un progetto carente in termini di interesse pubblico. Fa da contraltare l’intervista di Mark Pannes a Roma Channel che, da membro del cda della Roma, braccio destro di Pallotta e capo dell’intero progetto stadio, dice a chiare lettere: il progetto dev’essere valutato unitariamente, portiamo un sacco di soldi alla città in opere pubbliche e migliaia di posti di lavoro fra costruzione e successiva gestione dello stadio ma, consapevoli anche noi che il progetto non è perfetto, siamo pronti a fare modifiche. Ancora più netto il presidente della Roma, James Pallotta: «Questo è un progetto nell’ordine del miliardo di euro, di cui 300 milioni dedicati alle infrastrutture con finanziamenti privati. Approvare questo progetto è importante». Al tavolo della Conferenza di servizi di oggi siederanno tutti i vari capi dipartimento e capi di direzione dei diversi assessorati comunali. Non è prassi che i politici partecipino alle Conferenze dei servizi, quindi non dovrebbero esserci né Caudo né Improta, i due uomini forti della Giunta e i cui assessorati sono più direttamente coinvolti nell’opera. Quasi tutti i direttori delle diverse branche dell’Urbanistica e della Mobilità, più Segretariato generale, al quale è demandato il compito di scrivere la eventuale delibera da portare in Consiglio comunale, e l’Avvocatura capitolina. Oltre loro ci saranno Atac, Ama, Acea, Eni, Italgas, Regione Lazio, Trenitalia, Asl, le Sovrintendenze all’Archeologia, ai Beni Culturali e ai Beni architettonici e per il Paesaggio, e l’Autorità di bacino del Tevere. Tutti questi tecnici devono decidere se il progetto presentato da Parnasi va accolto così com’è, respinto direttamente o accolto con modifiche.
Nel primo caso, prima si va dritti in Consiglio comunale con una delibera che dichiari l’interesse pubblico dell’opera. Dopo di che, Parnasi presenterà il progetto definitivo in Regione che ha 6 mesi di tempo per approvarlo in Conferenza di servizi decisoria. A quel punto, si potrà iniziare a costruire.Nel secondo caso, l’iter si ferma. Parnasi potrà solo riprendersi le carte, rifare il progetto e provare a ripresentarlo.Nel terzo caso, invece, occorrerà vedere quali modifiche potrebbero essere richieste dal Comune. E qui la strada si fa complessa. Se sono modifiche parziali e non particolarmente significative sul progetto, Parnasi dovrà tenerne conto in sede di progetto definitivo, da presentare sempre in Regione. Se, al contrario, fossero estremamente impattanti, tanto da alterarne l’intero equilibrio economico-finanziario e, quindi, la sua sostenibilità, Parnasi potrebbe scegliere di ritirarlo, modificarlo e ripresentarlo oppure di provare la strada del tirar dritto e modificare il progetto definitivo sperando nell’avallo della Regione. In mezzo, ci sarà il Consiglio comunale che dovrà votare la delibera che sancirà l’interesse pubblico dell’opera. E lì occorrerà vedere quanto la delibera sarà restrittiva: se l’Assemblea voterà un testo che rende totalmente vincolanti tutte le prescrizioni della Conferenza di oggi, il progetto dovrà essere adeguato, pena la decadenza del pubblico interesse.

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