Totti su punizione: 20 di gloria

19/03/2013 alle 05:06.

IL ROMANISTA (F. BOVAIO) - Una botta di quel genere ti fa saltare sulla sedia. Oddio, scusate la ripetizione, perché forse questa frase l’avevamo già scritta dopo il gol che aveva segnato alla Juve. Il fatto è che da ormai venti anni (tanti ne saranno passati il prossimo 28 marzo dal suo esordio in A a Brescia, con Boskov in panchina) Totti ci ha abituato a missili del genere



E ha voglia Leonardi a dire che quello di domenica sera è un autogol a tutti gli effetti. Quella è una staffilata bella e buona che il povero Mirante non avrebbe mai preso. Proprio come accadeva ai portieri avversari quando le punizioni venivano calciate da Agostino. Un po’ di serietà a volte non guasta. Non è sempre necessario parlare. In alcuni casi sarebbe sempre meglio tacere. Una sorte che ormai tocca a tutti i denigratori di questo ragazzo di 36 anni che ha deciso di legarsi a vita alla sua Roma, per vivere emozioni che quelli che inseguono il successo e il denaro ad ogni costo non sanno neanche cosa sono. Non che in giallorosso non abbia conosciuto né l’uno, né l’altro, anzi. Ma un conto è racimolarli con tutti, un altro riuscendo a diventare il mito di un solo club. Quello per il quale si è sempre fatto il tifo da piccoli. E quanti, in questi venti anni, gli hanno continuamente ripetuto il solito ritornello con cui lo invitavano a cambiare squadra, ad andare all’estero perché così avrebbe vinto di più”, ad uscire dalla ristretta realtà romana e così via.




Ristretta un corno, ci viene da rispondere loro, perché la realtà romana, che piaccia o no, è pur sempre quella della capitale d’Italia e te della à più famosa del mondo da sempre. E se è piccola questa allora è piccolo anche tutto il nostro paese, troppo spesso legato ai propri particolarismi locali per accorgersi dell’immensità che ha davanti agli occhi. Con la rete dell’altra sera ha continuato a scrivere questa immensità, salendo al
secondo posto della classifica dei migliori marcatori di sempre della nostra serie A, nella quale ha segnato 226 gol. L’ultimo lo ha fatto su punizione, la sua ventesima in campionato. Una specialità nella quale è preceduto da Zola (che ne ha realizzati 21), Baggio e Del Piero (fermatisi a 22) e Mihajlovic (arrivato a 29). Quella segnata al Parma è stata la seconda punizione trasformata in gol da in questo campionato dopo quella rifilata al Cagliari (sempre nella porta sotto la nord) lo scorso 1 febbraio. Una serata amara, chiusa con l’addio a Zeman. Tutta un’altra storia rispetto a domenica, giorno dell’aggancio alla Lazio in classifica e del suo sorpasso a Nordahl. Nel campionato passato di punizioni non ne aveva segnata neanche una, mentre nel torneo 2010-11 ne aveva messe dentro due: la prima, ormai celebre, nel 2-0 alla Lazio del 13 marzo 2011, la seconda nella vittoria per 3-2 conquistata a Bari l’1 maggio immediatamente successivo. Nel nostro viaggio a ritroso nel tempo scopriamo che sempre al Bari, ma all’Olimpico, segnò l’unica del campionato 2009-10 (22 novembre 2009) e che una ne fece anche nel torneo precedente (2008-09), al Milan, battuto 3- 2 a San Siro il 24 maggio 2009. Milan al quale rifilò anche tre splendidi calci piazzati nella doppia finale della Coppa Italia 2002- 03 (uno a Roma e due a Milano) che, ovviamente, vanno aggiunti ai venti segnati in campionato. L’Atalanta e il Cagliari furono invece le sue vittime nel torneo 2007-08, mentre l’Ascoli, l’Inter e il Palermo lo furono nel campionato 2006-07 e il Livorno nel 2005-06. Su punizione segnò anche il suo centesimo gol in A, all’Inter, nel 3-3 dell’1 ottobre 2004. In quel momento 100 gol in A a sembravano già tantissimi. Oggi che li ha più che raddoppiati non ha certo intenzione di fermarsi e quando dice “voglio prendere Piola” c’è da credergli