KEYWORDS - Arbitraggi, risposte e "alibi per i perdenti": le mille contraddizioni di Buffon

13/10/2014 alle 14:50.
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LAROMA24.IT (Daniele De Angelis) - "Con loro è sempre la storia, facessero un campionato a parte. Con la tra dubbio e rigore è sempre rigore". Le parole pronunciate da un visibilmente scosso nella pancia dello Stadium restano una miccia ancora accesa in casa juventina. Il duro affondo del capitano giallorosso ha lasciato dietro di sé uno strascico di dure reazioni da parte dei bianconeri. Prima Marotta, poi la signora Agnelli, Nedved e Bonucci. Infine, l'affondo è arrivato da Gianluigi Buffon. Che di è amico ("Uno dei pochi che ho nel calcio", lo ha definito il numero 10 giallorosso), ma che quando si tratta di difendere i propri colori è sempre in prima linea. E lo ha fatto anche ieri, dal ritiro della Nazionale. Parlando di campionato e contravvenendo così agli ordini di  ("Chi sbaglia va a casa", il concetto che è circolato dal ritiro azzurro dopo il polemico tweet di Bonucci). E non senza qualche contraddizione di troppo.

LA DIFESA DI ROCCHI - Qualità tecniche indiscusse, ma troppo spesso al centro dell'attenzione per fatti controversi e dichiarazioni che hanno fatto rumore, dal "Boia chi molla" scritto con un pennarello sulla maglia ai tempi del Parma fino al "Meglio due feriti che un morto" pronunciato nel periodo delle inchieste sul calcioscommesse. Non stupisce dunque che anche dopo l'arbitraggio di Rocchi, Buffon si sia sentito in dovere di intervenire. "Non mi interessa fare polemiche dopo il 90’, è qualcosa che non mi appartiene come persona e non lo dico perché spesso il risultato viene dalla mia parte. Nella mia carriera ho vinto tanto ma ho perso anche tanto. Sono arrivato terzo, quarto e settimo per due anni consecutivi, però non penso che mi abbiate mai visto fare interviste in cui inveivo contro qualcuno o magari buttavo illazioni che non fanno bene a nessuno, neppure al nostro movimento". Questa la replica di ieri alle parole di . Eppure nell'immediato dopopartita, mentre il capitano giallorosso commentava gli episodi di -Roma, dalla zona mista Buffon si spendeva in una difesa di Rocchi. "Prima di prendere decisioni importanti l'arbitro ha voluto prendersi qualche secondo in più. Ma non è vero che se uno pensa sbaglia, magari dovremmo pensare un po' di più tutti"

ILLAZIONI? - Rocchi si è dunque preso qualche secondo in più. Decidendo (male) tra l'accerchiamento e le segnalazioni dei bianconeri (rigore di e ammonizione a , tanto per citare due episodi). Buffon difende Rocchi, non ricordando che pochi anni fa criticò aspramente un arbitraggio dell'arbitro fiorentino. - del 2009, vinta per 3-2 di padroni di casa. Anche allora Rocchi ne combinò di tutti i colori: gol di Mesto convalidato nonostante avesse fermato in precedenza l'azione, rigore inesistente su Del Piero, altri penalty non segnalati e mancate sanzioni per Nedved, Grygera e Marchisio. A suo dire Buffon non è interessato "a far polemiche dopo il novantesimo". Nel caso di quel - lo fece, eccome: "Dopo Calciopoli gli arbitri sono cambiati nel rapporto con le grandi - disse negli studi di Chiambretti NightIn passato certe cose a noi non accadevano molto come ad altri, mentre ora si eccede nel punirci per mostrare una certa trasparenza". 

Riavvolgiamo il nastro fino al 2007. - 3-1, arbitra Bergonzi. I partenopei passano con due rigori, entrambi palesemente inesistenti: prima l'arbitro punisce la per un presunto fallo di Chiellini su Lavezzi, poi il celebre "tuffo" di Zalayeta. E Buffon a fine partita sbotta: "Ancora un rigore contro, non si possono concedere questi vantaggi agli avversari. Per compensarci dovranno restituirci i due scudetti revocati. Un arbitro deve essere sicuro quando concede un rigore altrimenti meglio che non lo dia. Certo che con questo andazzo partecipare a un campionato di vertice...".  

Contraddizioni che continuano andando a ritroso fino al 1997, quando un giovane Buffon vestiva la maglia del Parma e criticò aspramente l'arbitraggio della sfida con la , prendendosi anche la piccata replica di Luciano Moggi ("Quel ragazzino stia zitto"). In tempi più recenti, c'è poi il Roma- di Coppa Italia dello scorso anno. Lì Buffon non fece "illazioni". A parole. Si limitò a lasciare polemicamente la panchina a pochi minuti dal fischio finale, per protestare contro la mancata assegnazione del gol a Peluso.

ALIBI - Come è lecito attendersi, la storia è diametralmente opposta quando alla squadra di Buffon capitano episodi favorevoli. D'altra parte, un'altra celebre battuta del bianconero è quella riferita al gol-non gol di Muntari che decise la sfida scudetto del 2012. "Se me ne fossi reso conto, non avrei dato una mano all’arbitro". Sincerità che non necessita di ulteriori commenti. L'ultimo capitolo è appunto -Roma e la risposta a capitan . Ma non è la prima volta che succede. Lo scorso anno, dopo il 3-0 del 5 gennaio, a fine partita Buffon non vedeva l'ora di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: "Aiutini? Servono come alibi a chi non vince, hanno una scusante sempre pronta". Una risposta che aveva come destinatario proprio , che pochi giorni prima aveva parlato di 'aiutini' ai bianconeri in un'intervista al Messaggero ("Qualche aiutino ce l'hanno sempre: l'evidenza è quella, c'è poco da fare. Involontario, spero. Ma dopo una, due, dieci volte devi stare sempre attento...").

Buffon si affrettò a non fare riferimenti all'amico ("Non mi riferivo a , sono chiacchiere che sono sulla bocca di tutti"), ma quello di "alibi per chi perde" è un concetto che ha espresso molte volte per rispondere alle critiche. "Indubbiamente è capitato in due situazioni che la tramite un errore umano ha tratto vantaggio in una partita, ma ogni volta che queste cose accadono alla si scatena un pandemonio mediatico esasperato che è ingiusto nei confronti della società e dei giocatori - disse nel 2012 in un'intervista alla Rai - ed è ingiusto anche perché ho l'impressione che la diventi lo scudo e l'alibi per gli eterni incompiuti, per chi non vince mai". E ancora giorni fa, al sito della Carrarese (di cui è proprietario), ribadì lo stesso concetto citando il presidente Kennedy: "I vincenti trovano sempre una strada, i perdenti una scusa". In quell'intervista, datata ma inevitabilmente finita nel calderone dell'infuocato postpartita di -Roma, Buffon spiega: "E' una massima che ben si attaglia alla vita di tutti i giorni e anche nello sport". I vincenti trovano sempre una strada, dunque. E quella di Buffon non è lastricata di coerenza.