KEYWORDS - Affari fatti, smentite, bandiere e 'mele marce': quando Berlusconi parla di mercato

17/05/2013 alle 08:31.

LAROMA24.IT - ''Allegri? Andrà alla Roma. E' tutto fatto, l'annuncio dopo la partita con il Siena''. Questo virgolettato monopolizza le prime pagine di tutti i quotidiani sportivi. Perché il tema è spinoso, visto il possibile valzer di panchine che coinvolge tutta la Serie A, Roma compresa.



BANDIERE – Quando Berlusconi parla di mercato, la mente torna subito alla vicenda di Alessandro Nesta. Nell’estate del 2002 la Lazio è in piena difficoltà economica e la cessione dell’allora capitano biancoceleste, uno dei pezzi pregiati del club di Cragnotti, non è affatto un'ipotesi peregrina. E il Milan è la destinazione più accreditata per il difensore. Ma il 23 agosto, dal meeting di CL a Rimini, il Cavaliere smentisce tutto: “Nesta al Milan? E’ impossibile”. La conclusione della vicenda è cosa nota. Poco dopo la 'sortita' del presidente, Nesta fece le valigie per Milanello e nelle casse laziali arrivarono 31 milioni di euro. Quattro anni più tardi Berlusconi fece chiarezza sulla questione:"Non ho mai fatto un'offerta per Nesta quando ero presidente del Milan, e pensavo che la Lazio se lo dovesse tenere. Poi quando la Lazio, per motivi economici, è stata costretta a metterlo sul mercato, di fronte alla possibilità molto concreta che Nesta andasse alla , allora, e solo in quel caso, sono intervenuto, per non rafforzare un mio diretto concorrente e rinforzare il mio Milan".



ADDIO – Si passa al 2009. Altro nome, altra storia. Il nome è quello di Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio noto come Kakà. La storia è quella di un addio sofferto e duramente contestato dalla tifoseria milanista. Le prime avvisaglie ci furono già in inverno, quando il Manchester si presentò alla porta di Via Turati per il fantasista brasiliano. Il Cavaliere intervenne in prima persona: “E’ un simbolo del Milan e auspichiamo che possa finire qui la sua grande carriera”. Ma in seguito la società ammetterà l’esistenza dell’offerta mastodontica dei Citizens. Il 19 gennaio si tratta e si sta per chiudere. Ma alla fine salta tutto. La serata termina con Berlusconi che annuncia in diretta al Processo di Biscardi che “Kakà resta al Milan”, mentre il calciatore brasiliano sventola alla finestra la maglia numero 22, per la gioia dei tifosi rossoneri. “Il cuore conta più dei soldi”, dissero in coro il Cavaliere e il fido Galliani. Tutto finito? Nemmeno per sogno. A giugno si presenta il Real Madrid. In Spagna danno per fatto l’affare: “Preso Kaka”, è il titolo della ‘prima’ di As del 2 giugno. Berlusconi prende tempo: “Non ho ancora parlato con lui, lo farò lunedì (l'8 giugno, ndr) e potrò sapere le decisioni che lui ha preso”. Quell’incontro non ci sarà. Perché lo stesso giorno Kakà, dal ritiro della nazionale, ammetterà che “la trattativa e' quasi chiusa". L'affare si chiuderà cinque giorni dopo, con le merengues che annunciano l’acquisto del giocatore.



MELE MARCE – Tornando ai giorni nostri, c’è il caso di Mario Balotelli. Inutile sottolineare quanto la stampa abbia riportato negli ultimi anni dell’attrazione reciproca tra il club di Via Turati e l’ex interista, impegnato a far parlare di se a Manchester (soprattutto fuori dal campo). Il 7 gennaio Berlusconi sembra chiudere tutte le porte: "Nel Milan è molto importante l'aspetto umano. Se metti una mela marcia nello spogliatoio può infettare tutti gli altri. ho avuto modo di dare un giudizio sulla persona Balotelli, non accetterai mai che facesse parte dello spogliatoio del Milan". Sembra, appunto. E due settimane dopo quel posto nello spogliatoio rossonero, come per magia, si libera e il 31 gennaio viene annunciato in pompa magna il ritorno in Italia dell'attaccante della Nazionale.



ECCEZIONI - Ma nella cronistoria delle dichiarazioni calcistiche (puntualmente disattese) del Cavaliere ci sono anche delle 'uscite' non smentite dalla realtà dei fatti. Come nel caso di Andriy Shevchenko. Nel maggio del 2006 Berlusconi è a Roma e risponde così a un giovane tifoso milanista, che gli chiedeva di mandare un saluto al suo idolo: «Non lo sai che vuole andare via? Gli piacerebbe andare in Inghilterra...». Le cronache del tempo riferiscono di un Berlusconi “sorridente” al momento di pronunciare quella battuta. Ma la serietà delle sue parole non può essere messa in discussione: qualche settimana dopo l’ucraino, sotto le ben note ‘pressioni familiari’, ha ceduto al lungo corteggiamento del Chelsea di Abramovich. E infine, c’è da ricordare anche un episodio del 2011. Berlusconi “scende in campo” per le elezioni comunali di , al fianco del candidato Gianni Lettieri. E dal palco di Piazza del Plebiscito arriva una promessa: “Non compreremo Hamsik, è una bandiera del ed il Milan non tocca le bandiere altrui”. Parole familiari. Talmente familiari che è logico pensare che, quel giorno, a qualche tifoso partenopeo saranno tremati i polsi. Ma alla fine lo slovacco è rimasto in maglia azzurra. Un altro esempio di come nelle parole di un abile comunicatore spesso ci sia anche un fondo di verità. Sarà così anche nel caso di Allegri?

Daniele De Angelis