Derby? No grazie

In The Box
di zuma
venerdì, 28 settembre 2018 alle 18:54
inthebox derby
LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Per chi è nato a metà anni settanta, e di conseguenza si è innamorato del calcio e per l’esattezza della Roma nei primissimi anni ottanta, in seconda elementare, cresciuto, per esempio, all’Appio Claudio, nello specifico tra la chiesa di San Policarpo e il parco via Lemonia, la partita delle partite è sempre stata Roma-Juventus. Perché quella partita valeva uno scudetto, era Viola contro Boniperti, era Falcao contro Platini, Bruno Conti contro Paolo Rossi, Nela contro Cabrini. Era il meglio che il miglior calcio italiano di sempre potesse proporre. La Serie A di Rumenigge, Zico, Hateley, Passarella, Maradona. Roma-Juve era la partita delle partite perché in quegli anni la Lazio non c’era e se c’era tribolava. Attenzione. Non è sfottò. È cronaca e rivendicazione.
Rivendicazione perché esiste un fastidiosissimo luogo comune che parte, in parte, dalla città, e deflagra a causa della superficialità fuori dal Raccordo Anulare. Quello che immagina una Roma che parla dalla mattina alla sera di derby, tra una carbonara e una pajata, come unica ragione di vita, luogo comune che si alimenta immaginando che la totalità dei tifosi tragga ossigeno dallo sfottò. Maledetto inflazionatissimo sfottò. Fastidiosa parola che diverte molti. Ma non tutti. Questo
#inthebox è un megafono che si spera serva a dar voce a quella fetta di tifoseria che quando inizia a sentir parlare di “nati prima” o “11 anni in B” inizia a grattarsi come quando la notte d’estate dimentica di tirare giù le zanzariere. Attenzione, non stiamo abbracciando la stupida utopia zemaniana. Il derby non è una partita come tutte le altre. Perché non è una partita. È un fastidio. Che eviteresti volentieri. Anche perché inoculato da gente che prova in ogni ambito a provocarti.
Persone che dandoti di gomito e col sorriso ammiccante vogliono tirarti dentro discorsi che spaziano dalla finta di Delvecchio su Nesta all’esultanza di Di Canio sotto la sua curva. Abbiate pietà. Esistono tifosi della Roma che non scrivono Lanzie al posto di Lazio e non si sentono offesi nell’onore se, di contro, i laziali scrivono Riomma al posto di Roma. Anzi, chi storpia i nomi, a meno che non abbia dieci anni, viene compatito. Questo sedicente seducente sfottò poteva avere un senso decenni fa, quando c’era spontaneità, quando non si cercava visibilità artatamente rendendo, appunto, lo sfottò una forzatura.
Continuate pure, senza sentirvi in obbligo di coinvolgere tutti. C’è chi non ama gli speciali di venti pagine da sfogliare prima di andare alla partita. Chi non ne può più dei tg con il servizio classico sull’automobile piena di asce bipenne, bombe a mano e tirapugni ritrovata in zona Farnesina. Chi, appunto, non vede l’ora che il derby finisca e anche quando lo vince più che esultare tira un sospiro di sollievo. Perché è finito. Godetevelo, sfottetevi, dividetevi sul 1900, la Polisportiva, il nome della Regione e litigate pure sulla fede calcistica del Gladiatore. Tenete però a mente che esistono tifosi che vorrebbero andare a letto stasera e svegliarsi direttamente domenica. Se non addirittura lunedì. Vigilia di Champions League.

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