Il risultato al centro del villaggio

17/09/2017 alle 12:35.
in-the-box-ciardi-2

LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Il calcio non sfugge al malvezzo umano, che indirizza quotidianamente verso le difese d’ufficio o gli attacchi preordinati. Sfidando i fatti, la cronaca, la logica. Soprattutto quando la cronaca è limitata dal tempo, poco, trascorso, per esempio, dall’inizio della stagione, o dal maltempo, tanto, che una settimana fa ha privato la Roma, altro esempio, di una partita da recuperare a babbo morto.

La settimana che ha registrato il paradosso dei commenti extra campo che hanno superato i commenti al calcio giocato (Roma-Atletico ), si è fortunatamente conclusa con il ritorno del campionato per una squadra che in tre mesi ha vissuto due estati. Quella canonica, dedicata alla preparazione atletica, e quella forzata post Roma-, resa insopportabile perché mentre in tutta Italia si giocava, nella capitale andavano in scena le sfide di quartiere, ideologiche. Quindi viziate.  Roma-Verona è stata una formalità, il risultato finale non ammette contraddittorio. Già, il risultato, primattore che si sente comparsa. Teoricamente non interpretabile, se non per come si consegue, ipoteticamente fondamentale per chi compete, per il vertice, un trofeo, la salvezza.

La vera rivoluzione consiste nel tornare a basare critiche e commenti sui risultati. Perché nel tardo 2017 le oziose guerre di religione calcistiche sanno di stantio. Certo, è cosa buona e giusta avere un’idea di fondo. Su un calciatore, su un allenatore, sul modo di operare di un dirigente. Ma imparare a modificarla in base ai risultati del presente è, al contrario di quanto possa sembrare, il più grande atto di coerenza nei confronti della propria intelligenza. Non mi piace ? Vediamo se mi smentisce. Come? Attraverso i risultati. Quelli che determinano successi o fallimenti. Quelli che portano alla conquista dei trofei. Troppo semplice? Forse. Magari non diventerà mai il mio allenatore ideale, ma sarò lieto di lodarlo.

Così dovrebbe funzionare. Nonostante oramai si preferisca il teatrino, quella specie di malinconico Muppet Show che non ha più nulla di originale. Facciamo parlare i risultati. Siano essi la certificazione dell’apoteosi, o al contrario l’avviso di accertamento dell’apocalisse. Anche perché il Muppet dopo cinque stagioni, smise di essere prodotto. Nel 1981. Aveva annoiato i telespettatori. Non faceva più audience. Stroncato dai risultati.

In The Box