Scusate il ritardo

27/11/2015 alle 17:24.
baldisson

Farlo non è mai semplice. C'è chi ci prova senza riuscire e chi, come Artur Fonzarelli, compiva sforzi disumani quanto vani. Sudando, persino. Henry Winkler vestiva i panni di Fonzie in Happy Days e non poteva andare oltre l' "Ho s...Ho sb...Ho sba...". Niente, non riusciva a dire "Ho sbagliato". Perchè si sentiva sminuito nel suo poco spontaneo machismo: la fama che lo precedeva era a forte rischio scalfittura. Ma almeno doveva render conto solo a se stesso e al suo smisurato ego. Non ad un popolo deluso. Tradito. "Gli uomini veri non chiedono scusa", ha detto Antonio Cassano, volendo a tutti i costi dimostrare come il tempo trascorra spesso in modo inversamente proporzionale alla maturità raggiunta. Citazioni terra terra per dire che nel calcio sanno chiedere scusa in pochi, appunto, e quasi mai - a mettersi in discussione - sono i diretti protagonisti. Quando lo fanno, tendono ad arrivare fino ad un certo punto. C'è sempre un "peró". Io chiedo scusa, "ma". Io mi batto il petto, "se".

Scuse a metà. Perchè dipende sì direttamente da loro, ma non così da loro. E sicuramente non solo da loro. Senza se e senza ma - vivaddio - stavolta ha chiesto scusa Mauro . Lo ha fatto oggi, parlando alla radio ufficiale del club Il giallorosso: "La partita di può essere definita solo imbarazzante e ce ne dispiace. Posso chiedere scusa ai tifosi della Roma, a tutti, soprattutto a chi ha viaggiato ed era presente allo stadio. Ci hanno dato una dimostrazione importante. Al "Camp Nou" hanno tenuto loro alta la bandiera della Roma perché la squadra non ci è riuscita". Perchè? Obiezioni, Vostro Onore. è avvocato: ne avrà fatte molte anche lui: "Lo fa lui che non ha giocato la partita". "Lo fa a scoppio ritardato". "Lo fa perché doveva farlo". "Lo fa ma non serve a niente". "Lo fa perchè devono riavvicinare la curva dissidente". "Lo fa perchè non se ne poteva fare a meno". "Lo fa, ma sempre i sei gol restano". "Lo fa perchè non lo ha fatto nessuno". Tutte considerazioni più o meno condivisibili. Più o meno in contraddizione. Più o meno sane. Ma non giova forse sostenere l'unica cosa spontanea, priva di sovrastrutture? "Almeno lo ha fatto. ha chiesto scusa. La Roma ha chiesto scusa".

La parte per il tutto: la sineddoche. Cose semplici e non figure retoriche. Perchè le cose semplici troppo spesso ci sfuggono. Nessuno chiese scusa dopo una partita di maggio. Mi pare fosse maggio, ma comincio ad avere ricordi sfocati. E a vivere meglio. C'era chi aveva paura di passare per ruffiano e chi aveva il jet privato rullante sulla pista. Chi pensava che a farlo dovesse essere un altro al suo posto e chi non lo riteneva opportuno. Risultato? Per evitare qualcosa, si evitò di dire l'unica cosa che andava detta. "Non abbiamo messo nulla in campo. Scusate, ci dispiace". Volendo, andare a nascondersi in un letto di contrizione. Senza compiacere nessuno. Si può chiedere scusa senza autoumiliarsi togliendosi le maglie e affrontando la gogna dei tifosi che ti sputano addosso insultando i figli minacciando di venirti sotto casa. Si puó chieder scusa anche solo chiedendo scusa. Anche perchè c'è silenzio e silenzio. Quella sera fu assordante. E colpevole.

Giornalisticamente (è probabile) in queste ore avrà più rilevanza la frase pronunciata da su : "Ogni partita non può cambiare un giudizio su un allenatore o un giocatore. Alla lunga ognuno sarà responsabile dei risultati che porterà". Sibillinamente voluto. Volutamente sibillino. La Roma è attrezzata per vincere e deve lottare fino all'ultimo per primeggiare. Ma questa è giá un'interpretazione.
I fatti sono le scuse. E a Mauro è spettato l'ingrato compito di non confluire nel groviglio melmoso della banalità. Le scuse sincere non sono mai banali.
Questo il suo merito. Onore al merito.

Dario Bersani
@DarioBersani