2 MARZO 1986 - 30 anni fa Cerezo falliva due rigori in Roma-Inter ma la Curva iniziò a incoraggiarlo

02/03/2016 alle 16:04.
schermata-2016-03-02-alle-15-54-21

LAROMA24.IT (Federico Baranello) - Ci sono giocatori che, pur non avendo vestito la maglia giallorossa per tantissimo tempo, sono entrati nel Cuore dei tifosi. Uno di questi è con certezza Toninho Cerezo. Sono bastate tre stagioni per farlo entrare tra gli indimenticabili. Roma s’innamora di quei calzini sempre abbassati, di quell’andatura un po’ sgraziata a tratti traballante ma sempre efficace, una sorta di “Pantera Rosa”. Giunge a Roma nell’estate dell’83, in una à ancora in preda ai fumi di quell’alcool chiamato scudetto. Non si ambienta subito e, come ogni brasiliano che si rispetti, soffre di “saudade”. La Curva allora in occasione di Roma-Sampdoria del febbraio ’84 gli dedica uno striscione che esprime tanto affetto nei suoi confronti: uno striscione rosso con le lettere gialle che recitano: “VAI IN ESSA TONINHO, A TORCIDA TE DA UNA FORCA!”. Inizia una bellissima storia fatta di sentimenti che, a distanza di anni, ancora resiste.

Fu così anche il 2 marzo 1986. All’Olimpico va in scena Roma–. I giallorossi di Eriksson sono impegnati nella clamorosa cavalcata che li porterà a riacciuffare, inutilmente purtroppo, la capolista. La compagine giallorossa si presenta senza i quattro squalificati Bonetti, Pruzzo, Giannini e Boniek. Dopo qualche minuto perde anche Bruno Conti. Cerezo sale in cattedra e sfoggia una prestazione splendida, ma con due nei.

Al 19’ Nela lancia Graziani che, entrato in area, viene atterrato da Mandorlini e l’arbitro indica per la prima volta il dischetto. S’incarica della battuta Cerezo: rasoterra, da una parte e palla dall’altra ma.... oltre il palo. È il primo errore. Per fortuna tre minuti più tardi Graziani porta in vantaggio i giallorossi. Al 32’ botta di Cerezo sul palo, Graziani raccoglie la ribattuta e infila per la seconda volta la porta di Zenga. Al 50’ Gerolin entra in area e viene steso da Bergomi. L’arbitro indica nuovamente il dischetto sul quale si ripresenta Cerezo. Il centrocampista brasiliano calcia cambiando angolo ma Zenga intuisce e respinge. Lui vorrebbe sprofondare ma la non gli consente di farlo, non gliene da il tempo e comincia a incoraggiarlo scandendo il suo nome: “Cerezo! Cerezo!”. Tutto lo stadio segue il coro.

Al 61’ il gol dell’ con Rummenigge che accorcia le distanze. Per fortuna poi all’84 Gerolin fissa il risultato finale sul 3-1 permettendo a Cerezo di sentirsi meno colpevole per i due rigori sbagliati.

A fine gara, con grande sconforto, il centrocampista racconta i due errori dagli undici metri: “Sul primo ho calciato male anche se ero riuscito a spiazzare il . Il secondo tiro mi è partito troppo lento. Non avrei voluto assumermi la responsabilità, ma i compagni mi hanno quasi spinto in area. Volevano che mi prendessi la rivincita. Sono stati dei veri amici” (Cit. Stampa Sera, 3 marzo 1986).

Successivamente dirà: “Da un’altra parte sarebbe successo il finimondo, invece all’Olimpico no. Erano tutti insieme a gridare “Cerezo, Cerezo”. Troppo buoni, troppo buoni. Non troverò mai più un pubblico affettuoso come quello di Roma: a volte, in piena partita, mi bastava alzare una mano come un direttore d’orchestra, e il coro della Sud mi rispondeva con un boato. Ho diretto l’orchestra anche da esterno quando, cioè, sono tornato a Roma con la Sampdoria; è stato veramente uno spettacolo simpaticissimo” (Cit. www.asromaultras.org).

Forse, come dice qualcuno, Roma è una piazza difficile o forse no. Se un giocatore però dimostra attaccamento alla maglia, se mette tutto quello che ha in campo, se si dimostra un professionista (magari andando a dormire a Capodanno), entra nel Cuore dei tifosi. Non poteva essere diversamente per Toninho Cerezo, nato il giorno del Natale di Roma, e capace di dire che “il Cuore di Dio è giallorosso”.