SLA: cos'é?

02/12/2008 alle 00:25.

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), conosciuta anche come “Morbo di Lou Gehrig”,” malattia di Charcot” o “malattia dei motoneuroni”, è una malattia degenerativa progressiva del sistema nervoso che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria.I muscoli non recepiscono più i comandi e diventano atrofici, si spengono fino ad arrivare alla paralisi del corpo. Vengono attaccati i muscoli di respirazione e deglutizione, così si procede alla tracheotomia – incisione della trachea per via chirurgica, per consentire al paziente di respirare - e all’alimentazione tramite sondino

I muscoli non recepiscono più i comandi e diventano atrofici, si spengono fino ad arrivare alla paralisi del corpo. Vengono attaccati i muscoli di respirazione e deglutizione, così si procede alla tracheotomia – incisione della trachea per via chirurgica, per consentire al paziente di respirare - e all’alimentazione tramite sondino. I primi segni della malattia compaiono quando la perdita progressiva dei motoneuroni supera la capacità di compenso dei motoneuroni superstiti fino ad arrivare ad una progressiva paralisi, ma con risparmio delle funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali (vescicali ed intestinali).La morte in genere arriva per blocco della respirazione o per una superinfezione bronchiale. In media si sopravvive dai tre ai cinque anni, ma ci sono pazienti che resistono per dieci anni e più.

La malattia è anche conosciuta come morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore statunitense di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia all’età di 38 anni nel 1941. Fuoriclasse dei New York Yankees, Gehrig era soprannominato il Cavallo di Ferro. Stabilì un impressionante record di partite giocate consecutivamente (2.130).

L'inizio della SLA può essere così subdolo che i sintomi vengono spesso trascurati. Quelli iniziali includono brevi contrazioni (mioclonie), crampi oppure una certa rigidità dei muscoli. O anche una debolezza dei muscoli che influisce sul funzionamento di un braccio o di una gamba; e/o voce indistinta o tono nasale. Questi disturbi generali si sviluppano in forme di debolezza più evidente o atrofia che possono portare il medico a sospettare una forma di SLA. Nella sua forma più grave, quella bulbare, la Sla colpisce la funzione della parola. Si comincia a parlare in modo sconnesso, si saltano lettere. E si possono avere problemi di deglutizione. In ogni caso questo è un morbo difficile da diagnosticare. Al momento non esiste un test che possa confermare senza dubbio il male. L’elettromiografia (EMG) e la velocità di conduzione nervosa (VCN) sono di solito gli esami più indicati .

Non esiste ancora una cura efficace. L’unico farmaco prescritto è il Rilutek, palliativo a base di riluzolo che rallenta, ma non arresta, il decorso (e le controindicazioni sono tante). Sono state fatte sperimentazioni con le cellule staminali. Il professor Francesco Fornai, dell’Università di Pisa, e la sua equipe stanno lavorando sul litio, che come farmaco è usato da molti anni in psichiatria. Il professor Fornai ha somministrato sali di litio a 16 ammalati di morbo di Gehrig, con speranza di vita limitata a un anno, e tutti sono sopravvissuti oltre i 16 mesi. Si guarda con fiducia agli Stati Uniti, dove la ricerca è stata finanziata con milioni di dollari. In generale sarebbe importante che le grosse case farmaceutiche si decidessero a investire con decisione nella ricerca. Ma si sa che dove non risiede un particolare interesse economico e di profitto è difficile che le grandi aziende si facciano carico di finanziare ricerche e studi.

Generalmente si ammalano di SLA individui adulti di età superiore ai 20 anni, di entrambi i sessi, con maggiore frequenza dopo i 50 anni.
In Italia si manifestano in media tre nuovi casi di SLA al giorno e si contano circa sei ammalati ogni 100.000 abitanti. MA c’è una sproporzione impressionante nel calcio: oltre 40 su 30.000 giocatori monitorati dagli anni Cinquanta a oggi. Il procuratore di Torino Raffaele Guariniello e i suoi collaboratori, che da tempo si occupano della malattia e dei suoi legami con il mondo del calcio, stanno lavorando molto. “Non immaginavamo di trovarci questo dato epidemiologico così inquietante – ha detto Guariniello in un’intervista - cioè un eccesso di mortalità tra i calciatori professionisti. Questo dato si è ulteriormente rafforzato. Abbiamo fatto un confronto con altre due popolazioni di sportivi, ciclisti e giocatori di pallacanestro. Ma in nessuna delle due popolazioni di sportivi si è verificato alcun caso di SLA. Quindi, sembrerebbe doverci essere qualche fattore specifico per l’attività, ed è quello che stiamo cercando di capire. Sono stati Guariniello e i suoi ispettori e periti a censire gli oltre 40 ammalati di Sla nel football (ex giocatori professionisti e non). La lista completa non si conosce ancora.

L’ultimo a lasciarci è stato Gianluca Signorini, ex difensore di Parma, Roma e Genoa, morto nel 2002 a 42 anni. Poi diversi professionisti, dagli anni Cinquanta in su: Armando Segato (Fiorentina), Ernst Ocwirk, Tito Cucchiaroni e Guido Vincenzi (Samp), Giorgio Rognoni (Milan, Foggia e Cesena), Adriano Lombardi (Como, Avellino), Fabrizio Dipietropaolo (Roma, Parma), Fabrizio Falco (Salernitana, Novara, Taranto), Albano Canazza (Como), Narciso Soldan (Milan, Inter, Torino), Sauro Fracassa (Genoa, Lecco), Attilio Tassi (Cremonese), Otello Milan (Vicenza), Rino Gritti (Lazio, Lecco, Ternana), Lauro Minghelli (Torino), Ubaldo Nanni (Pisa). È morto di Sla anche Fulvio Bernardini, ex c.t. della Nazionale negli anni Settanta. Al momento risultano essere sette gli ex calciatori ammalati: Stefano Borgonovo (Como, Milan, Fiorentina, Udinese), Piergiorgio Corno (Como), Maurizio Vasino (Novara), Franco Tafuni (Matera) e Agatino Russo (Ternana) più due centrocampisti degli anni Ottanta dei quali non si sanno le generalità (chiesto il rispetto della privacy). In Gran Bretagna nel 2006 se ne è andato per Sla anche lo scozzese Jimmy Johnstone, ex del Celtic.

Il motivo per cui tra i calciatori ci sia un’incidenza di casi di Sla così alta è ancora tutta da scoprire. Allo stato attuale delle cose può considerarsi una malattia determinata da predisposizione genetica e da un insieme di fattori. Nel caso specifico del calcio questi fattori sono: ripetuti traumi alle gambe e al capo; eccessi di fatica, specie in allenamento; abuso di antinfiammatori; il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per mantenere l’erba dei campi. Proprio così l’erba dove trascorrono tutta una carriera i calciatori potrebbe essere la causa principale della contrazione di questa malattia. Del resto la Sla è presente tra i golfisti e nel football americano, come dimostrano ricerche statunitensi, e di recente il professor Adriano Chiò ha dichiarato alla Gazzetta: "In Italia la comunità più colpita è quella dei calciatori. A seguire gli agricoltori, attaccati il doppio rispetto alla media". Come è noto, in agricoltura si usano pesticidi e fertilizzanti. Mora e Chiò hanno avviato anche un’indagine sul rugby: purtroppo hanno già individuato un caso e comunque dall’estero arrivano notizie di ammalati anche nel mondo della palla ovale.

Non si può però scartare l’ipotesi doping. Nel 2005 il professor Angelo Poletti dell’Università di Milano individuò un possibile punto di contatto tra anabolizzanti e Sla. Il parallelo col ciclismo induce però a ritenere che in tema di Sla il doping non sia una concausa primaria come i continui traumi a gambe e testa, l’abuso di antinfiammatori e il venire a contatto con i pesticidi, elementi che nel mondo della bici sono presenti in misura ridotta o assenti (pesticidi) rispetto al calcio.

(Fonti: AISLA – S.Vernazza)