Semaforo 2012 - parte 2. VERDE: Zeman e i gol per tutti, il 'nuovo' Totti e i giovani. GIALLO: l'avvio ad handicap e i gol subiti. ROSSO: i rapporti del boemo coi singoli, De Rossi in primis

28/12/2012 alle 16:23.

Appuntamento di fine anno con ''3 colori, 1 semaforo'', miniguida alla stagione giallorossa che analizza pregi e difetti che si sono manifestati prima, durante e dopo le imprese dei giallorossi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

















VERDE:



- Con Zeman c’è una speranza di segnare per tutti. Il secondo tempo di Genova e il primo col , lo show con la e l’ultima vittoria contro il Milan sono uno spot per il calcio offensivo di qualità. Un’esperienza quasi totalizzante per i devoti e non meno esaltante per gli spettatori neutrali, che non hanno dubbi su quale squadra seguire per divertirsi.

 - Su aveva ragione Zeman, anche se il ruolo di esterno sinistro nel trio davanti è puramente teorico.

- L’esplosione di Marquinhos e e l’esordio di Romagnoli sono da ascrivere al coraggio di un uomo che non smette di insegnare calcio: il coraggio di proporre giovani senza ragionare troppo sulle controindicazioni.





 









 





GIALLO:



- L’avvio ad handicap, con la miseria di 5 punti ottenuti nelle prime 5 gare casalinghe, pesa come un macigno sulla classifica romanista. L’inversione di tendenza nei mesi di novembre e dicembre (dopo il derby unica battuta d’arresto a Verona, complice Bergonzi) solo parzialmente nasconde il “solito” dato zemaniano, che quasi sempre si accompagna con i numeri dell’attacco record. Le 29 reti al passivo (3 in più del Siena fanalino di coda) ribadiscono ai più distratti che Zeman è sempre lo stesso: prendere o lasciare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROSSO:

lo ha preso, forse non considerando appieno tutti i rischi connaturati all’operazione. A cominiciare dal rapporto subito difficile con troppi uomini importanti del gruppo, che ha toccato i minimi storici nelle dinamiche interne tra tecnico e calciatore: da a , da Osvaldo a Stekelenburg, passando per , Burdisso, Taddei e Marquinho. Con , soprattutto, Zeman si è prodotto in un accanimento degno di miglior causa, rendendo precaria una risorsa e pretendendo di cauterizzare la ferita a modo suo.