Rosella Sensi e 7 anni di tormentoni. Da 'nun ce magno con la Roma' a 'chi ha detto Aquilani?' .. e ora 'via al filmato'

20/04/2011 alle 08:42.

LAROMA24.IT - L’éra inizio con un proclama, all’alba della stagione 2004-2005: “Non vogliamo la luna, ma almeno continuare a guardare le stelle”. Le stelle le videro i tifosi della Roma: quattro allenatori cambiati in pochi mesi e salvezza raggiunta alla penultima giornata di campionato. Altro che chiacchiere: “I Pelé e i Maradona li prenderemo quando le cose saranno del tutto a posto”.

Le stelle le videro i tifosi della Roma: quattro allenatori cambiati in pochi mesi e salvezza raggiunta alla penultima giornata di campionato. Altro che chiacchiere: “I Pelé e i Maradona li prenderemo quando le cose saranno del tutto a posto”. Non amava molto le critiche, ripeteva: “Basta polemiche e illusioni, fateci lavorare in pace”. Litigava con la stampa: “Ora mi diranno che parlo solo ai canali bulgari (Roma Channel, ndr)”. “Non accetto le offese e gli insulti”. Organizzava conferenze a inviti o in luoghi poco opportuni: “Non siete potuti entrare tutti perché la stanza era troppo piccola”.

Contestava chi definiva la Roma una società a gestione famigliare: “La Roma dei Sensi non è un’allegra brigata di parenti: è una società piena di fior di professionisti. Siamo stufi di sentirne parlare come di un’azienda a gestione famigliare: si manca di rispetto a noi e a tutte le famiglie italiane”. A parte Rosella, figlia di Franco. A parte Cristina e Silvia, sorelle di Rosella e figlie di Franco. A parte Marco, marito di Rosella. A parte Angela Nanni Fioravanti, cognata di Franco, sorella di Maria. A parte Maria, moglie di Franco, non c’erano proprio motivi per affermare una roba simile.

E a chi le faceva notare i lauti emolumenti percepiti per la gestione del club, rassicurava: “Deciderò io quando rinunciare ai nostri compensi”. E ancora, per fugare il dubbio da qualsiasi equivoco: “Io nun ce magno co’ la Roma (testuale, ndr)”. Il papà Franco era un tipo battagliero, combatteva un calcio marcio, smascherato anni dopo da tante intercettazioni. Tra i protagonisti di quel sistema: Luciano Moggi, Adriano Galliani, Antonio Giraudo. “Un’associazione a delinquere”, la dura accusa di Franco. Più associazione, meno a delinquere, secondo qualcun altro: “Moggi? Ha un grande senso dell’umorismo. Giraudo ti guarda come se ti volesse prendere in giro (questo burlone, ndr). Galliani è un signore. Una persona amabile”. Parole, queste, rilasciate a Tony Damascelli, in un’intervista al Giornale. “Mio padre nelle interviste era più aggressivo e simpatico, io sono più pacata. Non è cambiato nulla rispetto al passato”. Qualcosa, forse, era cambiato davvero.

E i romanisti se n’erano accorti presto: “I tifosi devono capire: non possono fare la guerra a Sky perché ci offre poco e prendersela perché votiamo per chi ci fa incassare di più, come Galliani”. “Niente compromessi col Palazzo. Non posso leggere accuse di servilismo”. Tutto cambiò davanti ad un caffè in Campidoglio, alla presenza del Sindaco Veltroni e dell’ex amministratore delegato della , Antonio Giraudo: “In Campidoglio mi invitò il Sindaco. E ci trovai Giraudo (che girava lì per caso, ndr). Parlammo da amministratori dei problemi e degli interessi di due club quotati. Basta. Con Franco Baldini, non c’è problema”. Franco Baldini, successivamente, liquidato senza indugio come “consulente di mercato”, seppur rivestì il ruolo di direttore sportivo per più di quattro anni.

Giochi di potere, forse per ambire a poltrone importanti del calcio italiano. Quella della Lega Calcio, per esempio: “Io presidente di Lega? Assolutamente no. Ribadisco: serve un manager esterno”. Presidente no, vicepresidente sì. E in futuro chissà. Problemi economici? Debiti verso le banche? No, tutto sotto controllo, “non sono abituata alle scadenze”: “La Roma è della banca? No, se ne facciano una ragione”. “Senza alcun tono polemico voglio in ultimo ribadire che l’As Roma non serve a finanziare Compagnia Italpetroli”. Questo no, ma serve a risanare oltre quattrocento milioni di euro di esposizione.

Cessioni dolorose: Antonio Cassano, Alberto Aquilani e Philippe Mexes. A proposito del primo: “Cassano è il presente e il futuro della Roma”. Verrà ceduto per cinque milioni di euro nel gennaio del 2006. Discorsi simili per il centrocampista di Montesacro: “Finché la mia famiglia resterà alla guida della società, , e Aquilani non si muoveranno da Roma”. Promessa mantenuta per i primi due, non per il terzo, venduto al Liverpool per venti milioni di euro. Una decisione sofferta, ma doverosa per il bilancio. Ma guai rivolgere domande scomode: “Abbiamo fatto un mercato studiato (prestiti di Burdisso, Zamblera e , ndr) e non abbiamo ceduto nessuno”. Gli fanno notare la partenza di Aquilani: “Chi ha detto Aquilani?”. Il difensore francese, lasciato partire a parametro zero al Milan. Eppure, di tempo per rifare il contratto ce n’era. O forse sarebbe stato meglio non averne: “Racconto un aneddoto: quattro anni fa, quando ci occupammo del primo rinnovo, tornai prima dal viaggio di nozze per far firmare Philippe”.

Acquisti mirati, Mirko Vucinic: “Non è mai stato una scommessa. Era quasi una certezza”. Acquisti un po’ meno mirati, Adriano: “Non è una scommessa, è una certezza”. Una certezza di fallimento: risoluzione del contratto del brasiliano dopo otto mesi a Trigoria. Controversi i rapporti con gli allenatori. Luciano Spalletti si dimise e fu attaccato: “Non mi sarei aspettata che abbandonasse così la nave”. Ranieri si dimise e fu salutato con dispiacere: “Dispiace vederlo andare via. Ci ha dato tanto, lo ringraziamo”.

Dal 2004 al 2009 tre offerte per rilevare il pacchetto di maggioranza della Roma: quella dei russi della Nafta Mosca, quella di George Soros e quella di Vinicio Fioranelli. Affari veri, mai confermati del tutto a parole: “Siamo una società quotata in Borsa e ci affidiamo ai comunicati”. Eppure, il pensiero era che “forse solo un folle, oggi, investirebbe sulla Roma”. L’affare Soros, quello più indigesto agli appassionati giallorossi: “Un anno fa Soros ha detto che non era interessato alla Roma. confermando in sostanza il contenuto dei nostri comunicati”. “Ho un messaggio da parte di mio padre. Ringrazia Pippo Marra per l’amicizia che ancora una volta ha dimostrato e ringrazia tutti quei tifosi, ma solo quei tifosi, e sono tanti, che gli stanno dimostrando affetto, a lui e a tutti quelli che si impegnano per questa squadra”. Per chiarimenti rivolgersi agli avvocati Joe Tacopina e Mario Tonucci, all’imprenditore Francesco Angelini, all’amministratore delegato di Rothschild, Alessandro Daffinà, a Thomas DiBenedetto, prossimo presidente della Roma, a James J. Pallotta, futuro azionista della Roma.

Il sogno nel cassetto, l’impianto di proprietà “Franco Sensi”: Realizzeremo il nuovo stadio con l’aiuto del sindaco, presto ufficializzeremo l’area. Sarà un regalo per i nostri tifosi ed è sempre stato il sogno di mio padre”. Per ora, resta il ricordo di una bella presentazione a Trigoria e di un video avvenistico: “Perdonate l’emozione, questo è un punto d’arrivo del nostro lavoro, via al filmato…”. Infine, ambizioni professionali extracalcio: “Avrei voluto fare la giornalista”, ma poi diceva: “Scusate l’italiano”. È la storia di Rosella Sensi in sette anni di gestione: tre secondi posti, due coppe Italia e una Supercoppa Italiana da amministratore delegato della Roma. 

 

Tiziano Riccardi