Da Simplicio a Mexes, quante falle nello staff medico

07/04/2011 alle 12:32.

LAROMA24.IT - “Manco dottore, dottorino lo chiamaveno…”. Chissà se Enzo di “Un sacco bello”, interpretato da un giovanissimo Carlo Verdone, avrebbe usato la stessa espressione per descrivere l’andazzo del settore medico giallorosso e dei suoi protagonisti: Vincenzo Affinito e Luca Pengue. Il primo, specializzato in chirurgia, per anni nello staff della Lazio, ha il titolo di responsabile sanitario. L’altro, medico responsabile di prima squadra, assiste i calciatori della rosa romanista durante le partite.

Di gravità (non terrestre), invece, ce n’è nella gestione recente di qualche infortunio. L’ultimo esempio di scarsa lungimiranza ha riguardato Philippe Mexes che ieri sera si è infortunato al del ginocchio e ha così concluso la sua stagione.

Luglio 2010, ritiro estivo di Riscone di Brunico: Simplicio si ferma per un problema muscolare, saltando gran parte della preparazione estiva , così come l’avvio di campionato. “Ha un’unghia incarnita”, si dice. Non è così, sarà Ranieri, un paio di mesi dopo, a rivelare la (vera) diagnosi durante una conferenza stampa del 18 settembre: “Fabio è venuto in ritiro con noi e aveva una lesione pregressa, si è messo sotto e l’ha recuperata. Ha iniziato ad allenarsi quando sono arrivati e Pizarro ad agosto”.

11 agosto 2010: amichevole a Grosseto. Durante la gara, Julio Sergio, per effettuare una rimessa in gioco con i piedi, avverte un risentimento muscolare. Dalle prime indicazioni si viene a sapere che non è nulla di grave e che il giocatore potrà essere regolarmente in campo per la Supercoppa Italiana, in programma dieci giorni dopo. Il non prenderà mai parte alla finale con l’Inter. Torna a disposizione solo per la prima di campionato con il Cesena, il 28 agosto.

26 ottobre 2010, a proposito di un problema muscolare di Rodrigo Taddei, Pengue contatta la nostra redazione per alcune puntualizzazioni, diventate ben presto un monologo. Contesta l’uso del termine “ricaduta” (utilizzato dallo stesso Taddei nel post partita della gara di Parma), polemizza sulle ipotesi di recupero, ma non osserva che il nostro vero errore riguarda la definizione dell’infortunio: non “lesione di secondo grado”, come precedentemente riportato, ma tra “primo e secondo grado”, secondo il bollettino medico ufficiale della società.

18 dicembre 2010: all’ingresso della cena pre-natalizia della Roma, il dottor Pengue si sofferma con alcuni cronisti, che gli chiedono conto delle condizioni di Vucinic: “Sta meglio di te. Perché non gioca? Chiedetelo a lui…”. Come a voler far pensare male sull’impegno del montenegrino, fermo già da una settimana prima. Dichiarazioni incaute, rivedute e corrette qualche giorno dopo. Per la cronaca, Vucinic è stato rivisto in campo alla ripresa, contro il Catania.



2 novembre 2010
: alla vigilia di Basilea-Roma, Matteo Brighi è costretto a dare forfait. Gli viene riscontrata una lesione al bicipite femorale della coscia sinistra. Fino a qui, nulla di strano. Il centrocampista, però, nella settimana aveva già avvertito un indurimento del muscolo, ma i medici avevano minimizzato, consentendogli di giocare la gara di campionato con il Lecce. Uscito claudicante per una botta al costato, si presenta al Bernardini per l’allenamento, al quale non prende parte. Ragion per cui, si sottopone ad un’ecografia. Viene comunque inserito nella lista dei convocati per la trasferta in Svizzera. Quando, poi, arriva il responso dell’esame, lesione al bicipite femorale della coscia sinistra, è costretto a rimanere a casa.

19 gennaio 2011, Roma-Lazio, ottavo di finale di Coppa Italia: Adriano, nel corso del primo tempo, si procura un infortunio alla spalla, che lo porterà successivamente sotto i ferri. Per la precisione, “lussazione con frattura della testa omerale destra”. Un guaio serio, insomma, giocatore da sostituire immediatamente. Non per Pengue, il quale lascia il numero otto in campo per tutta la prima frazione, abbandonato al proprio destino. Complicando, oltretutto, la vita ai dirigenti che si sono occupati della rescissione del contratto dell’attaccante: non gli si poteva recriminare scarsa professionalità se ha giocato con una spalla rotta.

A questo punto una domanda sorge spontanea: con la nuova proprietà, non sarebbe il caso di migliorare anche l’aspetto della direzione sanitaria?

 

Tiziano Riccardi