La Serie A nel panico, MediaPro bloccata dal ricorso di Sky

17/04/2018 alle 08:13.
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LA REPUBBLICA (M. MENSURATI) - La prima vera svolta nella guerra dei diritti tv del calcio arriva ieri mattina e va nella direzione opposta a quella auspicata da tutti: il tribunale di Milano interviene a gamba tesa sui sogni spagnoli di Mediapro e blocca l’intero processo almeno fino al 4 maggio, precipitando nella più totale incertezza le squadre di Serie A che contavano di incassare a giorni una fideiussione da un miliardo e trecento milioni di euro. Il futuro, adesso, è un tunnel buio e lungo, in fondo al quale più che uno spiraglio di luce si intravede l’ombra minacciosa di un crac finanziario. Una situazione già vissuta nel 2003 quando, dopo l’uscita di scena di Stream, fallirono in sequenza , , Parma e Perugia. La notizia arriva all’ora di pranzo, del tutto inattesa. Il giudice della sezione Imprese, Claudio Marangoni, ha accolto un ricorso presentato d’urgenza (ex articolo 700) da Sky. A colpire da subito sono i dettagli: il ricorso era stato presentato venerdì sera, il giudice lo ha accolto lunedì mattina. A tempo di record. Marangoni conosceva bene l’argomento, del resto. Nel 2010 aveva già deciso in merito a una controversia contro Lega e Sky, sempre in tema di diritti tv. Ma cosa lamenta Sky? Il contenuto del provvedimento oggi è noto solo ai legali e ai vertici della tv satellitare cui è stato dato qualche giorno di tempo ( troppi secondo Lega e Mediapro) per notificarlo alla controparte. Al centro del contendere, l’ultimo bando emesso dagli spagnoli che hanno acquistato dalla Lega - per un miliardo e cinquanta milioni - il diritto di intermediare la vendita delle Serie A.
Prima ancora dell’emissione del bando, l’Antitrust aveva chiarito in modo netto che Mediapro non avrebbe potuto fare in alcun modo “attività editoriale” .
Lunghissimo l’elenco delle lamentazioni di Sky sulle quali Marangoni ha deciso di vederci chiaro. Col bando così formulato, tra le altre cose, Mediapro: a) entra nel mercato televisivo e della raccolta pubblicitaria, in competizione con i broadcaster; b) garantisce alla propria attività televisiva condizioni privilegiate, alzando i costi dei broadcaster ( che, strapagando il prodotto, finanziano l’attività editoriale della controparte) e riducendo la scelta dei consumatori; c) assume responsabilità editoriale ( in pieno contrasto con i dettami antitrust); d) costringe gli operatori ad acquistare i propri prodotti editoriali; e) rende incerta la possibilità di acquistare i pacchetti, non avendo indicato la base d’asta; f) discrimina la piattaforma satellitare imponendo l’acquisto di 380 partite, senza alternative.
Un quadro tanto inquietante, secondo Marangoni, da giustificare l’immediata sospensione del bando, vista « la particolare rilevanza del periculum in mora connesso a un’operazione commerciale di così rilevante entità e destinata a proiettarsi in un ampio arco temporale, rispetto alla quale il paventato effetto distorsivo sarebbe del tutto idoneo a determinare gravi squilibri nel mercato, e in danno dei singoli operatori dell’informazione interessati in ragione della notevole influenza sulla acquisizione (e perdita) di quote di mercato » . E vista «la sostanziale impossibilità» di un risarcimento monetario del danno a posteriori.
La decisione arriva in un momento chiave. I broadcaster avevano tempo fino alle 23: 59 di sabato per fare le proprie offerte. Mentre il giovedì successivo Mediapro avrebbe dovuto presentare la famosa fideiussione. Ma adesso che il bando è sospeso i broadcaster sono bloccati e, contemporanemente, è quanto meno improbabile che gli spagnoli si presentino tra poco più di una settimana con una fideiussione così importante, tanto più dopo una notizia del genere e in assenza di offerte concrete per l’acquisto dei loro diritti. Ma il contratto con la Lega parla chiaro e li vincola a fornire quella garanzia indipendentemente dalle offerte ricevute, per questo ora sono più scoperti che mai e sembrerebbero intenzionati a chiedere una proroga del termine (sarebbe la seconda).
Adesso può succedere di tutto. Molto dipende da cosa deciderà di fare la Lega, che si è già spaccata. Da un lato ci sono “ i falchi”, che vogliono cogliere l’occasione per “strappare” con Sky e fare il famoso Canale, assecondando l’iniziale progetto degli spagnoli. L’ipotesi appare però difficilmente percorribile perché occorrerebbe prima “ smontare” il contratto in corso e sollevare dunque Mediapro da ogni obbligazione; occorrerebbe cioè che ciascun club, in cambio della semplice promessa di realizzare il Canale, rinunciasse alla propria fetta di quel miliardo e cinquanta milioni che oggi Mediapro è tenuta a pagare.
Dall’altro lato, ci sono “le colombe”, che già da tempo si erano attivate presso il presidente Gaetano Micciché e il commissario Giovanni Malagò per trovare una via d’uscita. L’idea è di spingere su Mediapro perché abortisca il progetto di canale in favore di una vendita in esclusiva a Sky; e contemporaneamente spingere su Sky perché accetti di comprare da Mediapro. In questo caso si dovrebbe concedere una proroga (breve) a Mediapro per la fideiussione auspicando che poi le parti trovino presto un’accordo. Dovessero fallire le colombe, la situazione potrebbe rapidamente sfuggire di mano.