Quando lo Stato fa il giustiziere

16/02/2018 alle 10:43.
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Il tema del giorno doveva essere quello relativo al divieto di vendita ai tifosi della Roma residenti nel Lazio dei tagliandi per la partita Udinese-Roma. Il di Udine, su suggerimento del Casms/Onms, aveva infatti ritenuto i tifosi romanisti residenti nel Lazio “pericolosi”, elencando una serie di episodi che costituivano un mero pretesto per la chiusura del settore, il cui vero morivo scatenante era la rissa avvenuta lontano dallo stadio, in quel di Verona. Gli altri tifosi erano, a titolo di una sorta di responsabilità oggettiva inesistente nel diritto che non sia quello sportivo, responsabili anche degli atti altrui. Immaginate se le forze dell’ordine vietassero, che so, ai cittadini nigeriani di accedere a una qualunque manifestazione aperta al pubblico perché qualcuno di loro si è reso responsabile di efferati reati: verrebbe giù il mondo, poiché lo Stato diverrebbe sostanzialmente equivalente al giustiziere fai da te di Macerata. Nel calcio è però possibile discriminare territorialmente senza che nessuno, tranne i tifosi, dica nulla. Il tutto è frutto di una storture: gli organismi che hanno stabilito il divieto non dovrebbero essere, in base alla legge, il giudice sportivo delle tifoserie ma, più semplicemente, dovrebbero esaminare il livello di rischio di una specifica partita che è ovviamente del tutto indipendente rispetto a ciò che può essere accaduto qualche domenica prima.[...]

In Inghilterra, ove vi è una diversa cultura sportiva, non esistono organismi che pongano divieti di questo tipo: i club arrivano addirittura a rimborsare i propri tifosi quando subiscono dei soprusi dalle altre società di calcio o da apparati istituzionali. In Italia siamo ancora anni luce lontano da una tale concezione, fatto sta che se non si prova a fare mai nulla, nulla verrà mai risolto. [...]

Si poteva fare ricorso? Potrebbe esserci, al riguardo, un problema di legittimazione attiva, perché il provvedimento che è stato preso riguarda i tifosi. In realtà il provvedimento del viene notificato proprio alle società di calcio, evidentemente perché entrambe traggono giovamento dalla vendita dei biglietti, sicché, sotto un profilo anche solo risarcitorio, un interesse vi può ben essere. E comunque, trattandosi di materia nuova, è necessario - come nella medicina- fare dei tentativi prima di trovare la soluzione. La tifoseria della Roma paga lo scotto di non essere stata in grado di organizzare, come avvenuto nei paesi anglosassoni ma, ancor di più, in Germania, dei supporter trust con una organizzazione tale da poter intervenire autonomamente in qualsiasi situazione, nei tempi ristrettissimi che il caso richiede. Fino a che questo non accadrà, e fin quando i club italiani - non essendo questo un problema solo romano - non intenderanno scendere in campo a tutela dei propri tifosi anche nelle aule giudiziarie, rimarrà la concezione per la quale il ha sempre l’ultima parola, come in uno Stato di Polizia. 0, meglio, ha quasi l’ultima parola, quando esagera.

(Il Romanista - L. Contucci)