Le guerre nel nome del Var e la pace scoppiata fra ultrà

11/02/2018 alle 11:26.
polizia-verona

LA REPUBBLICA (G. MURA) - Var, quante guerre in tuo nome. Peace, no War.
D’accordo, è un susseguirsi di casi-limite e a Firenze era il più limite di tutti. Essendo inutile prendersela con un oggetto, come insultare un ferro da stiro, non lo è prendersela con gli esseri umani. Con tutte le attenuanti del caso, penso che a Firenze Guida abbia sbagliato due volte. La prima: il rigore contro la c’era. La seconda: perché non è andato di persona a controllare le immagini? Questo è un errore psicologico: se tu arbitro non ti muovi e aspetti il responso di un collega, molti pensano che tu sia condizionato, o prevenuto. Pensieri che è sempre meglio evitare ed è per evitarli che Var è stato creato. Come rete di salvataggio per gli acrobati del fischietto, dei contorsionisti dell’interpretazione, dei giudici giudicanti ma anche giudicati, dei domatori di stopper, degli uomini soli e sempre con la divisa di un altro colore. Soli per modo di dire perché erano tre, erano quattro e anche più, con quelli di porta. Soli no ma in minoranza sempre. Nicola Rizzoli, designato a spiegare il come e il perché, la rava e la fava, da mesi sta dicendo che Var è alleato degli arbitri, non nemico. Ma i più riluttanti a servirsene sembrano gli arbitri, non tutti. Guida poteva benissimo rivedersi le immagini e decidere di testa sua, ma ha rinunciato a farlo e ha preferito che decidesse un collega. Voto 5.

Colleghi tra loro gli arbitri, colleghi gli ultrà. Anzi, amici. Incidenti domenica a Verona. La aveva varato un piano di sicurezza con percorso protetto riservato ai 1.800 romanisti. Gli ultrà del Verona, una cinquantina, hanno attaccato a volto coperto, impugnando tubi mascherati da asta di bandiera, lanciando bottiglie e altri oggetti e finendo in un mischione a colpi di cinghiate. Pochi minuti di botte, poi è arrivata la polizia e gli ultrà veronesi sono spariti, conoscendo bene le strade (meglio della , si direbbe), quelli romanisti sono rimasti lì come il palo della banda dell’Ortica e ne hanno arrestati 21, accusati di rissa aggravata. Tra i 21 e i 45 anni, 7 incensurati e 14 no. Tre di loro daspati una volta, uno daspato due volte. In tribunale, all’udienza di convalida, c’erano anche ultrà del Verona a portare solidarietà ai colleghi. Insomma, prima ci picchiamo di brutto e poi scoppia la pace. Per nulla impietosito, il gip ha convalidato gli arresti. Fonte: Gazzetta.it.

Non impietosito ma intenerito, io, da una storia minima, letta sul Corsera all’inizio dell’anno. Una di quelle che si tengono nel cassetto perché torneranno utili, non c’è fretta, non hanno data di scadenza. Titolo: “Scrivono ti amo sui muri. Denunciati”. È successo a Firenze, sotto il ponte Vespucci. Due ragazzi, sul muro del Lungarno Soderini, vogliono impegnarsi per il 2018 e scrivono “ Ti amo!” in rosa shocking. Ragazzi, passi il rosa ma il punto esclamativo no ( 4), in amore è meglio il punto interrogativo, nella vita e non sui muri. Lui egiziano, 19 anni. Lei , 17. Per loro sfortuna, dall’altra parte della strada c’è il consolato Usa, protetto dall’esercito. I militari chiamano la polizia, che sollecitamente interviene e denuncia i ragazzi per deturpamento e imbrattamento di cose altrui. Pena prevista: reclusione da uno a sei mesi o multa da 300 a 1.000 euro.

Anticorpi: les enfants qui s’aiment di Prévert, quelli di Neruda che fioriscono sulla canna di una bicicletta. Gli innamorati sono sempre soli, cantava molti anni fa Gino Paoli. Vero, e anche più degli arbitri. Non invoco sconti ma mi piacerebbe la stessa solerzia a Milano, la città italiana con i muri più imbrattati. O a Roma, dove i muri spandono, urlano, impongono merda (in rapporto a Lazio e Roma). Sono così intenerito che quasi quasi credo al ministro Minniti, che ha dichiarato: «Il fascismo in Italia è morto per sempre» . Quasi, perché prima dovrebbe convincere i tantissimi fascisti in circolazione, sotto svariate sigle, che loro non esistono. Camerata è uno degli anagrammi e di Macerata, non è colpa di nessuno. Arma tace è un altro.
Minniti 4.

Chiusura con il festival di Baglioni, definito anche di Sanremo. Troppo Baglioni, forse, ma bien joué, finalmente un po’ di ironia. Voto 7,5.
Parentesi su Favino: bastava averlo visto nei panni di Gino Bartali per capire quant’è bravo e quanti registri sa toccare, e in più parla bene l’inglese. Un mattatore discreto, senza lavoro di gomiti: 8,5. Mezzo voto in meno per uso maldestro di smoking. Virginia Raffaele 8. Michelle Hunziker 7, sempre brava, sempre uguale, sempre simpatica, presenta il festival come presenterebbe una tombola in una casa di riposo in Brianza, ma non stona, e poi abbiamo bisogno di certezze. I primi tre classificati dei giovani meritavano di vincere, ed è una bella cosa. La peggiore: canzonicidio di “Canzone per te”,del mio amatissimo Endrigo.
Il Volo l’ha eseguita e straziata, non è colpa loro ma di chi gliel’ha chiesto. Non si può affidare a tre voci tenorili un brano così delicato e intimista. Oppure si può e si becca un 2.