Mai più i giocatori sotto la curva

30/01/2018 alle 07:43.
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IL TEMPO (E. MENGHI) - La sicurezza gioca d’anticipo. Domenica, fuori dall’Olimpico, poco prima dell’inizio di Roma-Sampdoria le forze dell’ordine si preparavano a far fronte ad una possibile contestazione, che in effetti c’è stata dentro lo stadio ma ironica e controllata, pacifica soprattutto. Fischi, cori insultanti, maglie e banconote sarcastiche, striscioni tutt’al più, ma niente violenza. L’aria di crisi era arrivata dalle parti della prima dei «buu» assordanti rivolti alla squadra al triplice fischio di Orsato, che sanciva il ko per 1-0, e la vigilanza era stata rafforzata per tempo: inaspriti i controlli su cartelloni e fumogeni, tre tifosi sono stati sanzionati per violazione del regolamento d’uso dell’impianto e rischiano il Daspo, e il servizio di sicurezza si è esteso fino ai bar dell’Olimpico, alla ricerca di artifizi pirotecnici. Ma c’è di più. Perché troppe volte in passato è capitato di vedere bandiere «ammainate» sotto la curva, vedi  e compagni che nel marzo del 2015 sono andati a testa bassa dalla Sud a chiedere perdono per l’eliminazione dall’Europa League: la vicenda negli atti della Digos viene raccontata con un finale amaro, 4 ultras accusati di violenza privata. Il  Marino ha detto basta a tutto questo e non si può più sconfinare: «È stato chiesto alla As Roma di sensibilizzare i calciatori a non cedere ad inviti a recarsi sotto le curve. L’obiettivo è preservare la serenità negli ambienti dello stadio, anche mantenendo aperti i canali di dialogo con i tifosi che intendano confrontarsi in una cornice di legalità». Una sollecitazione alle norme federali in vigore dal 2015, rigorosamente rispettate da  e compagni.