Biglietti, sconto ad Agnelli nella Federcalcio decapitata

19/12/2017 alle 07:34.
pallotta-agnelli

LA REPUBBLICA (M.PINCI) - Tutto ha un prezzo, anche una . Almeno secondo la Corte d’appello della Federcalcio, che ieri ha deciso di «accogliere parzialmente» il ricorso di Andrea Agnelli nel processo sui biglietti ceduti in stock a ultrà bagarini, scoprendo poi che erano pure camorristi. L’impianto accusatorio non collassa: perché nessuno si sogna di pronunciare la parola “proscioglimento”. Ma per il secondo grado di giudizio della Figc il comportamento del presidente non merita i 30 mesi di inibizione chiesti dalla Procura e nemmeno i 12 decisi dal primo grado. «L’inibizione è esaurita oggi» , fermandosi quindi a 84 giorni. Aumenta invece di cinque volte la multa: da 20mila a 100mila euro. Un’enormità. Un po’ quello che succede quando si patteggia una pena: solo che nei tentativi di patteggiamento naufragati in primavera, proprio a ridosso della finale di persa dalla col , il procuratore Pecoraro era arrivato a chiedere un’ammenda da 6 milioni di euro complessivi. Quella inflitta dal 2° grado di giudizio della Federcalcio si ferma in tutto a 700mila euro. Perché oltre ai 100 che dovrà pagare Agnelli, aumenta pure la sanzione pecuniaria alla società: da 300 a 600mila euro, la più alta mai comminata. In più un turno di per la curva juventina: non per la partita di sabato contro la Roma però, ma « nel primo match del 2018 » , contro il il 22 gennaio. Slittamento previsto dall’ordinamento sportivo, salvo motivi di urgenza.

Restano comunque intatte le responsabilità di club e dirigenti, visto che inibizione e multa confermano le accuse al n. 1 del club bianconero. «Ma la decisione che grida vendetta, si è voluta monetizzare la sanzione, è un brutto precedente», il pensiero a caldo di Pecoraro. Non potrà comunque ricorrere al Collegio di garanzia del Coni: solo i soggetti condannati o la Federcalcio potrebbero farlo. La deciderà dopo le motivazioni, ma la sentenza è sostanzialmente favorevole. E chi mai nella Federcalcio decapitata dalle dimissioni di Tavecchio può decidere di rivolgersi a Frattini, che presiede la “ cassazione sportiva”? In ogni caso, la sentenza potrebbe pesare sui procedimenti futuri. Ad esempio, quello alla Lazio per gli adesivi di Anna Frank.
Solo per l’ex responsabile commerciale Calvo - l’unico che ha lasciato la , per andare al - non viene accolto nemmeno in parte il ricorso. Cancellate le sanzioni ai due dirigenti Merulla e D’Angelo per «difetto di giurisdizione sportivo ». Per i giudici la procura non poteva deferirli perché non tesserati. Ma l’articolo 1 bis/ 5 del codice sportivo prevede esplicitamente che chiunque svolga “ attività all’interno o nell’interesse di una società o comunque rilevante per l’ordinamento federale”, debba rispettarne le norme. Il rischio, ora, è aprire ai non tesserati le porte per ogni reato sportivo.