Con Zdenek si riaccende l’entusiasmo

04/07/2012 alle 03:52.

IL MESSAGGERO (F. PERSILI) - «Coraggio e fantasia»: sarà una Roma «gagliarda», d’attacco. La rivoluzione culturale quest’anno comincia da ciascun tifoso. Chi ha imparato a sognare con Zeman, ha voglia di ricominciare a farlo. Lo scudetto? «Il tifoso innamorato della Roma ci spera in ogni caso, ma dal boemo ci aspettiamo il gioco, le emozioni, una squadra bella ed indomita»

 

Per la riapertura di Zemanlandia hanno sfidato anche Caronte e l’afa. «Siamo qui per Sdengo - dicono - affidare la panchina al tecnico di Praga è stata la scelta più giusta per ridare entusiasmo all’ambiente». Molti di loro nel 1997 erano troppo piccoli per ricordare il primo ritiro della Roma zemaniana ma oggi parlano già da esperti conoscitori di cose giallorosse: il Maestro (lo chiamano così) è «la migliore garanzia possibile per far crescere i giovani e tornare a far innamorare la gente». Applausi e qualche coro. La costruzione della rivincita inizia con l’arrivo del boemo, camicia bianca e quell’espressione che (non solo) a Simone Romagnoli, colonna difensiva del suo , fa tornare in mente il pescatore di De Andrè, quello con la ruga che sembra un sorriso. C’è chi urla: «Falli corre», già perché «con Zeman non si discute, si suda».

 

L’idea di un calcio che mescoli «arte e scienza, talento e disciplina, raffinatezza tecnica e organizzazione tattica» affascina al pari dell’etica del lavoro con i balzi sui gradoni e le ripetute sui mille metri che ormai fanno parte dell’immaginario pallonaro. Più che «il ginnasiarca carceriere dello Spielberg» evocato da Gianni Brera, il boemo viene idealizzato come «un filosofo, un insegnante di calcio, un uomo libero». A lui si chiede di forgiare una squadra «ambiziosa e sfrontata». Tutti per uno e per tutti. Molte speranze convergono sul , alla sua ventunesima stagione giallorossa ed unico reduce della prima Zemanlandia, che si presenta abbronzato, sorridente, con una grande fame di vittorie. La stessa di chi scolpisce: «Con il Boemo, torna capocannoniere e rivince la Scarpa d’oro». L’ottimismo della passione, lo stesso che porta una ragazza di 15 anni, arrivata con un gruppo di amici a mostrare una maglia con la scritta Tottina. La voglia di abbonarsi per vedere l’effetto che fa il gioco di Zeman è «molto forte ma mio padre dice che sono troppo piccola». C’è tempo, anche perché Zeman ha firmato per due anni. Intanto ci si interroga sul neo-arrivato Dodò, «che è stato vicino anche al Manchester United», mentre arriva Pizarro, che si ferma a firmare autografi. Un gruppo di ragazzi di Passoscuro taglia corto: «è l’anno del riscatto per tutti, servono cuore, anima, attaccamento alla maglia». E qualche investimento di qualità. «Magari Verratti», il nome che ricorre con maggiore frequenza. Tutti si aspettano qualche «colpaccio» di mercato nei prossimi giorni. «Ci sono ruoli scoperti in difesa, servono due terzini e un centrale prima ancora che un altro attaccante. Poi, arriva Burdisso, il cui recupero viene considerato «il miglior acquisto».

 

Nel pomeriggio, la prima seduta, a porte chiuse. I tifosi a sbirciare dietro i cancelli. Molti di loro seguiranno la Roma in ritiro, gli altri non vedono l’ora di ammirarla all’Olimpico. Tra di loro c’è anche Fabrizio Grassetti, presidente dell’Utr, che si aspetta un «gioco propositivo, d’attacco, che rispecchi il carattere del tifoso romanista». Zeman resta garanzia di serietà e spettacolo: «Lui e quelli come lui fanno il bene del calcio italiano». E la felicità del tifoso romanista che si gode Zemanlandia, atto secondo.