Della Penna grida: "Forza ragazzi non uscite adesso"

12/05/2010 alle 06:38.

IL ROMANISTA (V.META) - Quando a gennaio ha lasciato la Roma per trasferirsi in prestito al Gallipoli, Claudio Della Penna non avrebbe mai immaginato che la sua esperienza in Puglia si sarebbe trasformata in un incubo. Società senza soldi, strutture fatiscenti, giocatori senza stipendi per mesi. Di fronte a tutto questo, il tecnico Giannini non se l’è sentita di andare avanti e ha rassegnato le dimissioni.

Come stai, Claudio?

«Abbastanza bene, anche se la situazione che c’è qui è la peggiore che io abbia mai sperimentato nella mia pur breve carriera. È qualcosa di inaudito. Non c’è nulla. Non c’è una società, non c’è organizzazione. Zero. Ora speriamo solo di finire la stagione in modo dignitoso».

Del Gallipoli si sono dette cose preoccupanti. Raccontaci come va.

«Diciamo che le cose sono un po’ migliorate dopo che la squadra ha emesso quel comunicato (a febbraio, ndr). Quantomeno ora non c’è più la muffa nello spogliatoio. Però facciamo fatica anche a fare le cose più semplici. Ci alleniamo sul sintetico e giochiamo sull’erba, cosa che crea enormi problemi alle articolazioni e alla muscolatura. Magari io non lo sento tanto perchè sono giovane, ma per chi rientra da un infortunio è pericoloso. Quando sono arrivato, la situazione era ancora stabile, poi dopo una settimana sono cominciate a succedere cose allucinanti. Il presidente non c’era più. Ci hanno detto chiaramente che di lì venti giorni non ci sarebbero stati più soldi. Questo influisce sulle prestazioni, non c’è niente da fare. Molti dei miei compagni arrivano dall’estero, hanno i bambini a casa e fanno fatica non dico a vivere, ma a sopravvivere. Pensa che una volta in trasferta, ci siamo pagati noi la cena all’autogrill. Io sono fortunato perché posso contare sui miei genitori, ma c’è chi la famiglia ce l’ha in Sudamerica. Io sono in prestito, ma chi è di proprietà del Gallipoli se la vedrebbe brutta qualora fallisse».

Quando hai accettato il trasferimento c’era Giannini. Poi che è successo?

«Giannini non poteva più chiederci lo stesso impegno. Lui è un tipo sanguigno, ci ha detto che capiva che quando non hai soldi, in campo non pensi a giocare, ma a come farai a provvedere a tuo figlio. Così diventa impossibile dire a un giocatore che ha sbagliato, perché ci sono cose più importanti del calcio. Quando si è dimesso, prima è arrivato l’allenatore della Primavera, poi Ezio Rossi. Allo stadio ci andiamo con le nostre macchine, per le trasferte ci siamo organizzati organizzati perché il fratello del mister ci ha fatto da sponsor. Anche i risultati non aiutano. La verità è che quando mancano gli stimoli, alla prima difficoltà molli».

È vero che i tifosi hanno fatto delle collette per voi?

«Sì, ci hanno comprato i detersivi e altri prodotti. Ci sono sempre stati vicini».

Non ti aspettavi una stagione così

«No, anche perché era stato Giannini a richiedermi, la squadra navigava a metà classifica e si pensava che potesse succedere tutto meno che questo. Peggio di così non poteva andare. Anche l’anno scorso con la Pistoiese c’erano stati problemi, tant’è che poi la squadra non si è potuta iscrivere al campionato. Sono poche le società con un progetto serio e secondo me i giocatori sono poco tutelati. Quando non ricevono lo stipendio per mesi, tirano avanti finché possono, ma è una cosa che influisce anche perché non stiamo parlando di ingaggi milionari».

A giugno tornerai alla Roma con quali prospettive?

«Il mio contratto scade nel 2011. Dovrò parlare con la società, anche per capire se hanno un progetto su di me. Il mio sogno sarebbe quello di restare alla Roma, è inutile che lo dica. Spero che prima o poi arrivi l’occasione giusta anche per me».

Qualche sorriso è arrivato dalla Nazionale Under 20, visto che sei stato sempre convocato.

«Mi hanno definito il giocatire che gioca solo in Nazionale. È allucinante e anche un po’ frustrante. Quest’anno non ho giocato eppure sono andato al Mondiale, Rocca mi chiama in Nazionale anche se qui non sempre gioco. Poi faccio due gol con la Svizzera, torno e l’allenatore neanche mi convoca. Giannini mi faceva entrare quasi sempre, Ezio Rossi meno, ma ha avuto poco tempo per conoscermi».

Hai seguito la rimonta della Roma?

«Ma io con il cuore sto a Roma. Qui ci sono solo due romani e uno è laziale, quindi c’ho tutti contro. Dopo la partita con la Sampdoria sono stato malissimo. La Coppa Italia? L’Inter è più forte, ma credo che per la Roma abbia pesato la stanchezza per aver rincorso. Anche contro il Cagliari ha fatto fatica, però che facciamo, molliamo? No».

Tra due giorni la Primavera gioca il ritorno degli ottavi.

«Due anni fa a Verona c’ero anch’io, però noi non eravamo così forti. A Trigoria sarà tutta un’altra storia. Loro sono forti, ma questa Roma ce la può fare, non sono ancora fuori»

Hai sentito qualcuno dei tuoi ex compagni?

«Ho giocato qualche partita con loro quindi siamo rimasti in contatto. Di recente sono stato con Stefano Pettinari in Nazionale e mi ha raccontato un po’ come vanno le cose. Sarebbe un peccato se uscissero dopo una stagione del genere».

Oggi è il tuo compleanno. Dovessi esprimere un desiderio?

«Un desiderio...eh, se comincio non finisco più. Diciamo che mi auguro di stare bene e che questa sia l’ultima annata così sfortunata. Spero in una svolta. Il sogno, però, è di restare a Roma».